IL SUFISMO
La via mistica del Sufismo
(testi
del prof.Gabriele Mandel khalifa dell'ordine sufi Jerrahi Halveti per
l'Italia )
Secondo Si Hamza Boubakeur "il
Sufismo non è in se stesso né una scuola teologico-giuridica, né uno scisma, né una
setta, poiché si pone di sopra da ogni obbedienza. E' innanzitutto un metodo islamico di
perfezionamento interiore, d'equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e
gradualmente ascendente. Lungi dall'essere una innovazione o una via divergente parallela
alla pratiche canoniche, è anzitutto una marcia risoluta d'una categoria di anime
privilegiate, prese, assetate di Dio mosse dalla scossa della Sua grazie per vivere solo
per Lui e grazie a Lui nel quadro della Sua legge meditata, interiorizzata,
sperimentata".
Sempre secondo Si Hamza Boubakeur le componenti della dottrina sufi sono l'amore totale
per Dio; la gnosi, che superando la conoscenza intellettuale imperfetta e incompleta
unisce direttamente il sufi al divino, per ciò la certezza della Sua esistenza e
dell'impossibilità di capirLo con le sole forze umane; il raggiungimento della conoscenza
intuitiva; l'ascesa mistica attraverso una serie di stati e di stazioni, integrati dalla
rammemorazione e dall'estasi.
Il cammino che il sufi compie si svolge in dieci tappe, ognuna delle quali ha dieci stadi
di apprendimento-comprensione, per un totale quindi di termini-rappresentazioni
rammemoranti il filo del cammino da compiere. Ognuno ha corrispondenti versetti coranici a
illuminarne i valori. In questo cammino il sufi raggiunge sette gradi sottili
emblematicamente corrispondenti - secondo la descrizione di Simnani - a sette grandi
profeti.
Le dieci tappe sono: inizi, porte, comportamenti, costumi virtuosi, principi, valli, stati
mistici, santità, realtà, dimore supreme.
I sette gradi
Nell'arco di discesa, dal macrocosmo al microcosmo, dal divino all'anima, sono
l'essenza divina, la natura divina, il mondo dell'informale, il mondo dell'immaginale, il
mondo della percezione spirituale, il mondo delle forme, il mondo della natura e
dell'essere umano.
Nell'arco di ascesa, quello che compie il sufi per giungere dal sé a Dio, i sette gradi
evolutivi sono emblematizzati da sette profeti e dalle relative descrizioni del Santo
Corano. La matrice del corpo, nell'acquisizione di una matrice embrionale d'una forma
nuova non fisica, è rappresentata da Adamo.
Il secondo grado (senso vitale) corrisponde all'anima animale, o psiche, terreno di lotte
quali provò Noè nei confronti del suo popolo.
Il terzo grado (il cuore) è quello del cuore spirituale, perla all'interno della
conchiglia, comprensione del sé autentico allo stato embrionale. Questo sé spirituale è
simbolizzato da Abramo, poiché Abramo era l'intimo di Dio.
Il quarto grado (il limite del sovracconscio) è il Segreto, il punto del sovracconscio,
dei monologhi spirituali quali quelli di Mosè.
Il quinto grado (lo spirito) è un raggiungimento nobile della spiritualità, quale
alterità divina, ed è il Davide dell'essere.
Il sesto grado (l'ispirazione) è appunto l'accoglimento in sé dell'ispirazione, ed è
simbolizzato da Gesù, perché fu Gesù che annunciò il Nome.
Il settimo grado (la Verità), quello dell'ultimo organo sottile, attivato alla fine di
questo percorso, corrisponde al centro divino dell'Essere, al Sigillo eterno, alla realtà
trascendente e immanente di ogni essere umano, ed è simbolizzato dal Profeta Maometto
(S.a.S.), poiché egli fu il Sigillo della Profezia.
I sette colori
Ognuna di queste sette tappe del viaggio ha il suo relativo colore che
corrisponde al colore della luce che durante il dhikr il sufi a volte vede. I sette colori
sono, a partire dalla base: nero grigio, azzurro, rosso, bianco, giallo, nero luce, verde
smeraldo.
I sette simboli
I sette gradi hanno relativi simboli, il cui studio e la cui elaborazione nel corso delle
sedute ne aiuta la comprensione: suono, luce, numero (geometria, costruzione, sezione
aurea), lettera (significati segreti dei nomi, costruzione grammaticale),
parola (dhikr, Nomi di Dio, Santo Corano), simbolo, ritmo e simmetria.
Tuttavia, questa descrizione
sommaria è imperfetta e limitata. Descrivere il viaggio per tappe e gradi non è rendere
il vissuto e la sua attualizzazione. Si ricorre allora ad altri termini, per designare una
realtà psichica acquisita: stati. stazioni, presenze.
Ahl (pl. ahwâl). Momenti
cardine, transitori.Per metafora si può descrivere così: "Il terreno che viene
urtato dal suono è egli stesso movimento ondulatorio. L'onda è il metro, il ritmo nasce
dalle combinazione dei toni su questa onda [...]. I toni si ripartiscono sulla misura,
regolare o non regolare; possono riempirla succedendosi con rapidità, o al contrario
lasciare vuoti vasti intervalli. A volte si affastellano, a volte si distanziano [...]. In
ragione di questa libertà di ripartizione e di innescamento, i toni possono dare alla
forma di base, costantemente sinuosa, un profilo nobile, differente di continuo [...].
Questi giochi del tono sull'onda sonora, questo modellarsi della sostanza dell'onda, la
coincidenza e l'opposizione delle due componenti, la loro tensione reciproca e
l'adattamento continuo degli uni negli altri, ecco ciò che chiamiamo, in musica, il
ritmo. La ripetizione dei toni ha un doppio obiettivo: soddisfare l'esigenza della
simmetria che pretende d'essere compiuta, e giocare il ruolo di collegamento nella catena
d'amplificazione. Gli stati spirituali e i toni in musica, che costituiscono qualità
variabili e non permanenti che pretendono un incontro, o un luogo, in cui scendere per
modificare il ritmo, trovano un'espressione simbolica nelle opere d'arte dell'uomo".
Lo stato spirituale è a sua volta complementare del momento d'incontro e dell'inverso
della stabilità. Traduce una molteplicità d'emozioni indescrivibili, unitarie, la cui
sede è l'anima; è mutevole e permanente insieme, poiché la ricerca è lotta ma il
misticismo è quiete.
Maqâmat. Stazioni
spirituali, sono conquiste definitivamente acquisite. Hanno al contempo un atteggiamento
attivo e uno passivo: introiezione/dilatazione; unione/separazione; sobrietà/ubriachezza;
annientamento/sussistenza totale; presenza/assenza. Nel mondo ma non del mondo.
Hadrat. Le presenze. Come
esempio le plurime realtà della calligrafia. E' l'essere, completo, âlInsân âlKâmil.
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