IL SUFISMO

 

Reciprocità

(da un testo di M. Goldsmith e M. Wharton)

Gli estroversi hanno bisogno degli introversi

perché li tengano concentrati e non li facciano distrarre dagli stimoli esterni

per esplorare le profondità interiori

per avere profondità e concentrazione nei lavori in comune

perché li aiutino ad accettare e ad apprezzare la solitudine

perché li aiutino a diventare consapevoli di ciò che accade dentro di loro

perché li aiutino ad ascoltare gli altri

perché li aiutino nei lavori lunghi, lenti o noiosi.

 

Gli introversi hanno bisogno degli estroversi

perché li aiutino a far conoscere le loro opinioni durante le riunioni

perché li aiutino a conoscere e a farsi conoscere

per mantenere vivi i rapporti e le conversazioni

perché gli estranei e le novità siano bene accolti

per rompere il ghiaccio in ogni occasione sociale

 

Gli intuitivi hanno bisogno dei sensoriali

perché facciano cogliere loro i dati più importanti

perché leggano le istruzioni o la parte stampata in piccolo nei contratti

per avere pazienza e perseveranza

per poter mettere una certa dose di realismo nei sogni e nei problemi

per poter apprezzare quello che offre il momento presente

per poter essere tenuti al corrente di dettagli essenziali

per prendere nota e sapere dove stanno le cose

per accorgersi di quello che va fatto "adesso!"

per ricordarsi che la vita va vissuta e goduta "ora!".

 

I sensoriali hanno bisogno degli intuitivi

per sviluppare una visione del futuro e di quel che potrebbe accadere

per affrontare le difficoltà con ingegno e con gusto

per prevedere e interpretare il cambiamento

per avere entusiasmo

per avere suggerimenti su nuove possibilità di fronte a un problema

per essere pronti quando arrivano nuovi elementi essenziali

per saper vivere in presenza di varie alternative

per rammentare che vale la pena di prevedere le gioie del futuro e di impegnarsi per ottenerle.

 

I sentimentali hanno bisogno dei pensatori

perché li aiutino ad analizzare fatti e situazioni

perché li aiutino in questioni organizzative

perché facciano i lavori spiacevoli quando ci sono di mezzo le persone

per aver fermezza quando c'è opposizione

per trovare gli errori

per ristrutturare o correggere

per attenersi a una linea di condotta in cui si crede, quando questa viene fortemente criticata.

 

I pensatori hanno bisogno dei sentimentali

per non perdere di vista il fattore umano

per conciliare e persuadere

per consigliarsi su ciò che provano le persone

per far nascere 1'entusiasmo

perché li apprezzino come pensatori.

 

I percettivi hanno bisogno dei giudicativi

perché li aiutino a giungere ad una decisione

perché forniscano loro un po' di organizzazione e di tecnica

perché rammentino loro la fedeltà alle radici

per dare loro il senso del tempo e del suo scorrere

per aiutarli a far fronte alle scadenze

per mostrare loro i vantaggi derivati da una vita ordinata

per rammentare loro 1'esistenza di autorità superiori

perché si accertino che i lavori da compiere vengano svolti.

 

I giudicativi hanno bisogno dei percettivi

perché li aiutino a non essere troppo frettolosi

per poter apprezzare la varietà delle possibili scelte

per capire che un insuccesso non è per forza un disastro

perché si possano liberare dalla tirannia del consuetudinario

per essere aiutati a vedere le regole come funzionali al servizio e non dispotismi imperativi

perché vedano autorità e gerarchie nella giusta prospettiva

perché si rendano conto di quanto tempo c'è veramente a disposizione

per divertirsi e rispondere ai bisogni del momento.

 

«Quando si scopre il segreto di un solo atomo si scopre anche il segreto di tutte le cose esistenziate, apparenti o nascoste, e tu cessi di vedere i due mondi come altro che Dio: i loro nomi e ciò che questi indicano sono svuotati di Realtà. O anche: i loro nomi e ciò che questi indicano, e la loro esistenza stessa sono Lui, senz'ombra alcuna di dubbio. Tu non vedi Dio come avente creato mai una qualsiasi cosa, ma come essente "ogni giorno un'opera" (Corano 55°29), che a volte Lo manifesta e a volte L'occulta, e ciò di fuori da ogni modalità concepibile (bi lâ kayfiyya) [...]. E' Egli stesso il Nome e il Nominato. Cosi come è necessario che Egli sia, è necessario che ciò che è "altri che Lui" non sia. In effetti ciò che credi che sia "altri che Lui" non è affatto "altri che Lui". L’altro che Lui è sempre Lui: la Sua trascendenza esclude che un "altri che Lui" sia veramente "altro": 1'altro che Lui è Lui stesso senza che vi sia realmente alterità, sia esso con Lui o in Lui, interiormente o esteriormente.

[...] Quando tu conosci che non si può dare a Dio un contrario, un simile, un eguale o un consociato allora, ecco, tu conosci realmente te stesso [...]. Così il conoscitore e il Conosciuto sono uno; e il conoscitore è 1'attributo del Conosciuto. Allora si capisce che si tratta di "conoscere".»

Awhad âlDin Balyâni: "Risâlat âlWahda âlMutlaqa"

simbolo sufi jerrahi

 

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